Erinni

Dormo dum blande sentio murmur aquae

“Dormo mentre sento leggero il mormorio delle acque” era l’epigramma rinascimen-tale che ornava il cuscino marmoreo interpretando la testa scolpita conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps come appartenente ad una ninfa.
Nel corso dell’Ottocento altre ipotesi hanno cercato di spiegare il soggetto ritratto: un’Erinni dormiente, una Medusa, un’Amazzone ferita o una celebre donna morta. Nell’epoca attuale, senza il guanciale, la scultura sembra proprio una testa di cada-vere appoggiata sul freddo marmo.
Il fascino, la modernità, il turbamento proprio di questo frammento ancora oggi cat-tura e incanta.

Le Erinni sono dee antiche. Si narra che i loro capelli venissero trasformati in serpen-ti e che il loro alito fosse nauseante. Dimoravano negli Inferi e apparivano ovunque una madre fosse stata offesa. Venivano dette anche Manie o furie o Eumenidi, cioè benevole alle quali sacrificare ecatombi per farle divenire tali. Secondo Esiodo nac-quero dalla Madre Terra Gea fecondata dalle gocce di sangue di Urano. Altri raccon-tano che furono date alle luce dalla Notte.

Scroscia la pioggia,
mormora, si lamenta.

Il tramonto affonda il sole
la bufera prepara la sera.

La pietra è silenziosa
si distende nella vena.

Languisce, invita al sonno.
«Non tentarmi disgraziata!»

L’ascolto, ne seguo il solco
mi lascio andare, finalmente

dormo, cercando di sognare
il modo migliore di morire.