Galata Suicida

Il Galata suicida è parte di un gruppo di alcune repliche romane ricondotte al grande Donario fatto costruire da re Attalo I a Pergamo per celebrare la vittoria definitiva sui barbari Galati avvenuta sul fiume Caico nel 240 a.C. I Greci provavano una grande ammirazione per la forza e il valore di quest’ultimi che, così si narrava, combattevano nudi e senza armature.

Il guerriero si uccide per non cedere al nemico affondando fiero e risoluto la spada nel proprio collo senza curarsi della “perduta vita né del trofeo” (Byron, “Childe Harold”, canto IV). Con questa breve poesia ho cercato di restituire il lirismo degli istanti ultimi attraverso il canto del coraggioso combattente che preferisce darsi la morte alla prigionia.

Siamo stanchi di trascinarci
in questa notte senza scampo!

Coraggio! Lasciateci crepare!
Ce n’è abbastanza da dissanguare

il vostro campo, queste terre
consacrate alla sporcizia

queste viscere e le guerre
fradice, d’autunni rovinati.

Più a fondo andremo! Più a fondo
seppelliremo i nostri sogni

con i vostri! Li racconteremo
alla luce della luna. In quel cimitero

laggiù faremo festa, ancora per un po’
potrò cantare quella triste canzone.